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Numero inventario: 10091
Dolmen di Torre Ospina (Specchi/Ospina/Lo Spino)
Racale (LE)
Oggetto: Dolmen
Stato: Presente
Latitudine: 39.96600
Longitudine: 18.06305
Indicazioni stradali: Da Racale proseguire in direzione di C.da Ospina; giunti alla omonima torre, si troverà il menhir dopo circa 70 m sulla destra.
Contesto ambientale: Inglobato in un muretto a secco in un terreno ricco di affioramenti rocciosi, piante di fico d’india, vegetazione naturale e varie specie arboree. Fa da sfondo al megalite Torre Ospina (Lo Spino).
Evidenze archeologiche:
Descrizione: Il dolmen, che in passato presentava una frattura che divideva a metà la lastra di copertura, crollata all’interno della camera, ha subito un intervento di restauro da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia. La lastra è stata ricomposta ma non riposizionata sugli ortostati rimanendo sul terreno. L’ingresso della cella è posto a Sud. Probabilmente, secondo il Malagrinò, l’apertura originaria guardava ad Est ed è stata chiusa poi dal muretto a secco. Si attesta il danneggiamento del dolmen e il trafugamento di alcune parti ad opera di cercatori di "acchiature" (tesoro). Dei quattro ortostati originari, ne restano in piedi 3 (Nord, Sud e Ovest), le cui superfici esterne presentano incrostazioni composte da sostanze inorganiche. L’ortostato posto ad Ovest presenta forma quadrangolare, gli altri due hanno formano rettangolare. 
Stato di conservazione: Cattivo
Dimensioni: Ortostato Nord: m 1.96 m 1.53 x m 0.26/0.40; Ortostato Ovest: m 1.44 x m 1.47 x m 0.14/0.19; Ortostato Sud: m 2.10 x m 1.27 x m 0.16/0.27; Lastra di copertura: m 1.57 x m 0.52 x m 0.14; Dimensione cella: m 2.15 x m 1.38.
Orientamento: Apertura rivolta a Sud
Note storiche: Rinvenuto da C. Piccinni nel 1962 nei pressi della Torre Ospina (Lo Spino), il monolite viene descritto con una lastra di copertura di forma rettangolare irregolare, sorretta da quattro ortostati che lo elevano a circa m 1.35 sul piano campagna.  Dall’Archivio SBAP-Deposito: 24/08/1964 Lettera dei fratelli Antonio e Francesco Piccinno al Soprintendente Degrassi. Riferiscono di aver scoperto il Dolmen il 13/04/1960 in agro denominato "Spina" e di essersi rivolti, dopo la scoperta, al cugino Carlo Piccinni di Taviano per potersi mettere in contatto, per mezzo di lui, con le autorità competenti. Questi apprifittò del loro lavoro e con un articolo da lui pubblicato su "La Zagaglia" n. 14 del 1962 si attribuì i diritti della scoperta dando al dolmen un nome diverso dall’originale. I fratelli intendevano, con tale lettera, diffidare il diritto della scoperta al Piccinni e accettare e pubblicare un loro articolo, corredato da relative foto. Attendono, quindi, la risoluzione dell’equivoco inviando foto e planimetria (sono presenti n. foto 1 e planimetria in originale fatta dal geometra Antonio Piccinno). Nel 1977 viene segnalato il buono stato di conservazione del dolmen. Risultava, però, manomesso da ignoti, come denuncia la proprietaria Maria D’Ippolita, che lo riferisce all’ispettore avv. Bixio Piccinni. Questi lo trasmette ai carabinieri (è presente la denuncia).  
Condizione giuridica: Bene sottoposto a vincolo con atto del 20/07/1989, L. 1089/1939.
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