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Puglia Megalitica

STRUTTURE MEGALITICHE
Cenni storici

Il termine “Megalitico”, dal greco mega (grande) e lithos (pietra), è generalmente utilizzato per indicare le costruzioni megalitiche, manifestazioni dell’architettura preistorica caratterizzata da monumenti eretti con blocchi di pietra di grandi dimensioni, grossolanamente tagliati. Le testimonianze più antiche di tali strutture risalgono al Neolitico finale (IV millennio a.C.) e si prolungano sino all’età del Bronzo (1300-1200 a.C.). I tipi principali di costruzioni che si possono distinguere sono essenzialmente quattro: dolmen; menhir; cromlech (insieme di menhir che delimitano una superficie curva); allineamenti di pietre (serie di menhir disposti in modo lineare).La loro area di diffusione è molto vasta: dalle coste atlantiche dell'Europa alla Scandinavia, nell'Africa settentrionale, nel Mediterraneo, in Europa orientale fino al Caucaso e in Asia, in India, Corea e altre regioni dell'Estremo Oriente. A cosa servissero i megaliti giunti fino a noi e quale popolo per primo avrebbe intrapreso l’uso di erigerli è una questione controversa. Abbandonate le ipotesi che vedono come centri di diffusione la Bretagna o Creta o le isole dell’Egeo, oggi si ritiene che essi sianostati eretti autonomamente da popoli primitivi diversi, lontani tra di loro e in aree geografiche diverse. Difficile è individuare la loro funzione: punti di riferimento o indicatori di confini, centri di riti pagani, strumenti astronomici, tombe, altari. Circondati da un senso di mistero, sono stati oggetto di culto continuato nei tempi storici, tanto che la Chiesa, vedendo nei megaliti una sorta di residenza degli spiriti pagani, cercò di sopprimerli mediante leggi ed editti (l’imperatore Teodosio II nel 435 d.C. vietò i riti intorno alle pietre; Carlo Magno nel 780 ordinò la distruzione delle pietre venerate dalle popolazioni . Dopo inutili tentativi tali culti furono assorbiti nella religione ufficiale, divenendo simboli di cristianità.
In Italia il fenomeno megalitico interessa regioni quali Liguria, Piemonte, Sardegna, Sicilia e Puglia, dove raggiunge il pieno sviluppo durante l’Età del Bronzo con la costruzione di dolmen e menhir.
Il dolmen (dal bretone t(a)ol “tavola” e men “pietra”) risulta essere il più noto e diffuso tra i megaliti, ed è composto da una lastra litica orizzontale, sorretta da due o più pietre infisse verticalmente nel terreno (ortostati). Le prime ipotesi funzionali descrissero i dolmen come altari sacrificali. In seguito al rinvenimento, in alcune di queste strutture, di scheletri e materiale fittile si rafforzò l’ipotesi di una loro funzione sepolcrale, anche se non sempre essa rimase costante. Si possono distinguere vari tipi di dolmen: il Trilite, costituito da due lastre verticali e una orizzontale; la tomba a corridoio, che introduce ad una camera sepolcrale; il dolmen a galleria (alléecouverte), con suddivisioni interne della camera sepolcrale per mezzo di lastre litiche poste trasversalmente all’asse di costruzione. I dolmen potevano essere liberi o coperti da un tumulo in pietra e terra. In questo caso sono anche detti “specchie”, termine derivante dal latino “speculum” usato per descrivere un luogo di avvistamento, conferendo quindi a tali strutture una funzione di scoperta e di difesa.
Tra le regioni italiane la Puglia è certamente la più ricca di tali megaliti, localizzati soprattutto in tre zone: la fascia costiera del barese, un’area a nord di Taranto, e, soprattutto, il Salento. La tipologia dei monumenti è abbastanza varia: si passa dai dolmen a galleria dell’entroterra di Bari e Taranto, realizzati con grandi lastre e in alcuni casi con suddivisioni interne della camera, alle piccole strutture rettangolari o poligonali del Salento, costituite da una sola cella e realizzate sia con blocchi che con lastre di pietra. In alcuni casi la camera funeraria è preceduta da un dromos, una sorta di corridoio che porta alla cella. Generalmente riferiti all’età del Bronzo, i dolmen presenti sul territorio pugliese sono ricavati dalle pietre calcaree locali, ossia carparo o pietra leccese, sono alti meno di un metro, tranne in qualche caso come quelli di Bisceglie e Corato, quasi tutti hanno l’accesso rivolto ad Oriente, secondo un asse Est-Ovest legato al sorgere e al tramontare del sole. Per questo tra il 1600 e il 1700 si formularono delle ipotesi che definirono tali strutture come centri di osservazione astronomica, al fine di controllare le fasi lunari, prevedere le eclissi e come un vero e proprio calendario solare su cui prender nota degli eventi celesti.
Il menhir (dal basso bretone men "pietra", e hir "lungo") è un tipo di monumento megalitico costituito da una colonna monolitica, di forma quasi geometrica o irregolare, per lo più lasciata grezza, infissa verticalmente nel terreno, detta anche pietrafitta. Le dimensioni sono considerevolmente varie, tanto che nell’Europa settentrionale alcuni esemplari superano anche i 20 metri di altezza. Furono probabilmente eretti a partire dal Neolitico, anche se la lavorazione accurata della maggior parte di essi rimanda all’utilizzo di utensili adoperati nella più recente età del Ferro. Significato, funzione, destinazione dei menhir non sono ancora chiari: stele sepolcrali, segnali che delimitano un territorio, importanti punti di incontro o scontro tra popolazioni di diversi villaggi. Oggi l’opinione più diffusa, supportata dall’orientamento delle facce larghe, che guardano verso Est e verso Ovest e sempre illuminate dal sole dall’alba al tramonto, attribuisce a questi megaliti una funzione rituale/religiosa e li identifica come simulacri del culto del sole oppure come monumenti legati al culto della fertilità della dea-madre Terra, diffuso nel Neolitico. Alcuni studiosi attribuiscono l’origine dei menhir ad epoche più recenti, per esempio al tempo dei Romani, i quali li avrebbero utilizzati come segnali per la centuriazione romana da predisporre lungo i principali assi viari; secondo altri studi risalirebbero ad epoca medievale sia per le accurate tecniche di lavorazione che alcuni di essi presentano, sia per alcune associazioni archeologiche (verrebbe smentita in tal caso la teoria dei menhir preistorici successivamente cristianizzati).
La regione Puglia è ricca di menhir, soprattutto nel Salento e nella zona del barese con delle differenze tipologiche tra le due aree. Quelli salentini presentano una forma geometrica associata ad una tecnica di lavorazione più accurata, hanno spigoli vivi o smussati, facce ben squadrate e sono quasi tutti in pietra leccese, materiale calcareo locale molto diffuso. Tutti sono incassati all’interno di buche scavate nella roccia con le facce larghe orientate ad Est e ad Ovest. Non ci sono certezze sulle funzioni di tali strutture e l’assenza di indagini archeologiche sistematiche sulle caratteristiche tipologiche e costruttive delle pietrefitte, accompagnate dall’assenza di tutela e conservazione delle stesse, non aiutano nella loro definizione. Oltre ai fenomeni di vandalismo perpetuati nei secoli ai danni dei menhir, si devono anche considerare i numerosi casi di reimpiego di questi pilastri in strutture rurali o urbane prive di alcuna connessione col contesto originario. Numerosi, poi, furono i menhir abbattuti in virtù di leggende popolari secondo le quali presso di essi era custodito un tesoro; altri furono distrutti verso la fine del XVIII secolo in seguito alla spietratura dei terreni per aumentare gli spazi coltivabili oppure per allargare le strade. Culti e riti legati alla “litolatria” (culto delle pietre) professati e diffusi in Puglia come in altre zone, vennero osteggiati dalla Chiesa che cercò di combatterli, intimando la distruzione di questi simulacri pagani. I deludenti risultati spinsero ad un cambio di strategia, finalizzata alla “cristianizzazione” dei menhir, attraverso l’imposizione del segno della croce sulle facce o collocando sulla sommità una croce in pietra o in ferro per mezzo di fori. Con l’apposizione della croce i menhir presero il nome di “Osanna” e spesso nelle immediate vicinanze vennero costruite delle chiese a rinsaldare ancora di più il legame tra il culto pagano e quello cristiano. I menhir divennero patrimonio condiviso della cristianità ed ancora oggi, in alcuni paesi del Salento, durante la domenica delle Palme si fanno processioni che terminano nelle vicinanze dei menhir dove vengono benedetti ramoscelli di ulivo.